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venerdì 20 maggio 2011

Enrico IV

Che cosa hai capito??

17 commenti:

  1. ENRICO IV

    Questa commedia è stata scritta da Luigi Pirandello nel 1921 e racconta la storia di un nobile del 900 che partecipa ad una festa in maschera nella quale impersona EnricoIV.
    Proprio a questa festa viene disarcionato dal suo rivale in amore Belcredi e nella caduta batte la testa e si convince di essere il personaggio che stava interpretando.
    La follia del nobile dura 12 anni ma una volta guarito capisce che Belcredi è scappato con il suo amore, Matilde, e decide di fingersi ancora malato per non vedere la crudele realtà.
    20 anni dopo Matilde , Belcredi e la loro figlia sotto consiglio di uno psichiatra provano a ricostruire la vicenda avvenuta 20 anni prima ma al posto di Matilde recita la figlia , uguale alla madre da giovane.
    Enrico ancora innamorato abbraccia Matilde ma Belcredi si oppone in quanto non vuole che la figlia sia abbracciata dal nobile.
    Enrico sguaina quindi la spada e lo uccide, e per non essere imprigionato e processato decide di fingersi pazzo per sempre.
    La commedia tratta il tema della follia e il rapporto che c’è fra finzione e realtà.
    Và comunque detto che per quanto bella e ben scritta sia questa commedia risulta a volte difficile da capire e seguire.
    A questi intervalli di difficile comprensione si contrappongono i momenti di ilarità.

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  2. L'Enrico IV è un dramma scritto nel 1921. Appartenente a Pirandello, sembra portare in scena una tragedia di tipo tradizionale. Siamo in una reggia e c'è un re: Enrico IV. In realtà la reggia è finta ed Enrico IV non è un re ma un borghese che finge di essere Enrico IV. Durante una battuta di caccia in costume , effettuata da un gruppo di giovani, il presunto Enrico IV , dopo una caduta da cavallo, provocata dal suo rivale in amore Belcredi , impazzisce e si crede di essere Enrico IV. La sua famiglia , i servitori e gli amici per lunghi anni lo assecondano nella sua convinzione. In realtà però l'uomo da tempo è rinsavito , anche se continua a recitare consapevolmente la parte del matto. Solo fingendosi pazzi secondo Pirandello è possibile non rinunciare a se stessi. Un bel giorno , 20 anni dopo la caduta da cavallo , Matilde, la donna amata , Belcredi e uno psichiatra vanno a trovare Enrico IV per cerca di farlo "guarire" . A questo punto dopo un lunghissimo monologo , Enrico IV uccide il rivale e si "condannerà" a fare l' Enrico IV per sempre .
    Mi è piaciuto molto questo dramma . Un uomo ha subito un'ingiustizia , ma si è salvato rifugiandosi nella pazzia. Perdente non è lui. I veri perdenti sono tutti coloro che per anni lo hanno trattato con pietà ritenendolo un povero pazzo.
    Andrea Varrica

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  3. In una villa umbra viveva rinchiuso un uomo impazzito poichè aveva battuto la testa cadendo da cavallo durante una mascherata,così diede inizio all'interpretazione dell'imperatore di Germania,Enrico IV.
    Tutti quelli che abitavano nel suo palazzo si travestirono con i costumi di quel tempo ricostruendo la storia dell'imperatore.
    Ma Enrico 12 anni dopo l'incidente rivela di essere rinsavito e di essersi rifugiato nella pazzia a causa di una cattiva società che non lo capiva perchè non aveva più contatto con il mondo,infatti la grandezza di Pirandello è anche quella di aver messo in scena la pazzia di un tempo in cui la psicanalisi non era ancora stata approfondita.
    La pazzia è un tema che ritroviamo spesso in Pirandello,dove il pazzo è il personaggio principale.
    Il messaggio più importante di tutte le sue opere è quello che secondo l'autore,ognuno di noi ha più maschere che vengono usate in diverse occasioni,così Enrico IV decide di usarne una per isolarsi dal mondo che lo circonda.

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  4. Enrico IV fu scritto nel 1921 da Luigi Pirandello, è una commedia in 3 atti.
    I personaggi principali sono: un nobile che si impersona da Enrico IV, Matilde che è la donna di cui è pazzamente innamorato e infine Belcredi suo rivale in amore.
    Il nobile prendendo parte ad una festa in maschera si impersona di Enrico IV, il quale sbattendo la testa si convinse di essere veramente il personaggio che stava impersonando. La pazzia dell' uomo venne assecondata dai servitori per alleviare le sue sofferenze; dopo 12 anni il nobile guarì e comprese che Belcredi lo fece cadere per rubarle Matilda; che in seguito scapparono insieme, si sposarono ed ebbero una figlia.
    Allora lui straziato dalla verità, decise di fingere di essere ancora pazzo e di immedesimarsi nella sua maschera. Il dottore coinvolto dallo stato di pazzia di Enrico, disse che per farlo guarire si poteva provare a ricostruire la stessa scena di 20 anni fa. Così venne creata la scena, ma al posto di Matilde recita la figlia che è esattamente uguale alla madre. Enrico andandola ad abbracciare fu fermato da Belcredi che non voleva che sua figlia fosse abbracciata da lui, così Enrico prense la spada e lo trafisse uccidendolo, per sfuggire definitivamente alla realtà decise di fingersi per sempre pazzo.
    Enrico è vittima della follia, prima vera e poi cosciente. Questa commedia è stata scritta per studiare il significato di pazzia e sul rapporto tra finzione e realtà.

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  5. Il romanzo "EnricoIV",scritto da Luigi Pirandello è una sorte di tragedia dove s'intrecciano realtà e fantasia.EnricoIV in realtà è un uomo,che in seguito a una caduta da cavallo,è impazzito e si è fissato nella parte che interpretava al momento della caduta,ovvero quella dell'imperatore Germanico EnricoIV.Altri sei personaggi accompagnano l'opera,ognuno dei quali ha delle caratteristiche precise.Ma sebbene dopo 12 anni dall'accaduto,l'uomo impazzito riacquista la ragione,continua a richiudersi nella propria pazzia.Il motivo?Una società cattiva e superficiale,in cui all'EnricoIV sta troppo stretta.Possiamo dire quindi, che questa è una tragedia in cui l'uomo si isola costretto a rifugiarsi nella "storia",dal momento che dopo tanti anni ha perso la sua forma reale.La pazzia e la stravaganza hanno sempre caratterizzato la maggior parte dellle opere pirandelliane ma in quest'opera viene affrontato un'altro tema;la finzione.Per meglio dire,spesso si omette la propria personalità,facendone venir fuori un'altra diversa da come la vorremmo ma che stia bene agli altri in modo da evitare eventuali esclusioni nella società e cattivi giudizi.Essere se stessi,sembra ora molto difficile;forse è questo il messaggio che vuole trasmettere l'autore. Quest'opera teatrale è molto interessante e profonda, in quanto ci porta a riflettere sul nostro modo di essere; se quel che siamo ci rappresenti fino in fondo oppure è solo una falsa.E come diceva William Shakespeare:Essere o non essere?

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  6. Enrico IV
    “Viverla - con la più lucida coscienza - la mia pazzia”

    Enrico IV è una commedia scritta da Luigi Pirandello nel 1921; narra di un nobile, che partecipa ad una mascherata dedicata ad Enrico IV, impersonato proprio da lui. La donna che ama, Donna Matilde, interpreta Matilde di Canossa; Tito Belcredi, rivale in amore e marito, come vedremo, di Donna Matilda, avrà un ruolo fondamentale nella commedia.
    Il racconto inizia in medias res, in modo tale da immergerci direttamente nei fatti accaduti dopo la mascherata: Tito Belcredi, durante la festa in costume, disarciona Enrico IV, il quale, dopo aver battuto la testa, era convinto di essere il “Rex Romanorum”.
    Dopo dodici anni si rende conto di non essere l’imperatore del Sacro Romano Impero, ma una persona normale e approfitta di questa sua pazzia, per non ammettere di aver perso il suo amore a causa di Belcredi, così da rendere meno dolorosa la realtà. Da questo punto in avanti, verranno fuori molti colpi di scena, degni di film contemporanei, che preferisco non scrivere per non togliere il gusto e il piacere della lettura.
    Pirandello ha usato uno fra i tanti assi nella sua manica, come l’accorgimento del contrario, diffusissimo nelle sue opere.
    Questa commedia è scritta con chiarezza, presentando sia un italiano corretto, sia, raramente, piccole scorie di un italiano arcaico.
    Consiglio questo testo a chiunque voglia immergersi in questa “lucida pazzia”!

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  7. Nell’Enrico IV si passa da un testo di commedia fino a giungere nella seconda parte in un’opera più drammatica, in cui quindi si va dall’ironia dei discorsi confusi ad una realtà che diventa via via sempre più cruda ma non altrettanto precisa. Infatti l’elemento che domina rispetto agli altri è l’imprecisione degli eventi, poiché spesso diverse tesi si oppongono dando nell’insieme un quadro confuso e per questo misterioso.
    Anche qui come in altre opere di Pirandello domina la pazzia, che tuttavia nell’Enrico IV assume un ruolo molto più insistente.
    Nella storia tutti i personaggi, ognuno rappresentato con i propri difetti e i propri pregi, si cimentano per risolvere il problema esistenziale e mentale di un uomo il quale, dopo una caduta da cavallo, è convinto di essere l’imperatore Enrico IV di Sassonia, per cui da vent'anni viene servito al fine di assecondare il suo volere. I protagonisti di questi avvenimenti sono donna Matilde, molto affezionata “all’imperatore” e nella quale si percepisce un animo che, nonostante l’età, rimane molto sensibile e al tempo stesso deciso; Belcredi che nel vedere ogni cosa in una soggettiva realtà non si cura di quello che le parole possono provocare nello spirito altrui; infine personaggi come il Dottore, il cui studio della scienza va al di sopra del sentimento umano, i giovani fidanzati Di Nolli e Frida e i quattro consiglieri segreti, nei quali si vede meglio la consapevolezza dell’essere schiavi della pazzia stessa.
    Nel personaggio dell’Enrico IV, come già detto, domina la pura follia e ,seppur confuso, nel suo animo si ritrova un sentimento di bontà alterno alla vendetta, alla gelosia e alla compassione.
    In questo mischiarsi di emozioni e valori morali avversi il lettore deve prestare un’attenzione particolare ad ogni intervento sulla scena, per capire in pieno quello che l’autore vuol comunicare. Per questo, nonostante l’opera dia un rilievo particolare alla comicità, consiglio che questo libro venga letto con particolare attenzione, al fine di un pieno apprezzamento.

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  8. Il titolo di quest'opera ( tragedia teatrale ) è anche il protagonista: Enrico IV. In realtà non è il suo vero nome, ma nella storia lo si conosce così.L'Opera è ambientata nella finzione tra il 1000 e il 1100,ma in realtà il periodo è contemporaneo allo scrittore. In una villa della campagna umbra vive rinchiuso da venti anni in uomo che, impazzito in seguito ad una caduta da cavallo non accidentale durante una mascherata, si è convinto di essere il personaggio che interpretava, quello dell'imperatore germanico Enrico IV. D'allora vive come se fosse in quella lontana vicenda storica, assecondato da tutti quelli che lo circondano, che vengono pagati dal marchese Di Nolli per tenergli compagnia. Dopo tanto tempo si introducono nelle villa la donna che un tempo Enrico IV amava, Matilde, con il suo amante Tito Belcredi, la figlia Frida grande con il fidanzato Di Nolli, e un dottore. Quest'ultimo,mascherando Frida com'era sua madre vent'anni prima, vuol provocare nel pazzo uno choc che lo riconduca alla ragione.Ma Enrico IV rivela di essere rinsavito dodici anni dopo l'incidente e di essersi chiuso nella pazzia a causa di una cattiva società e perchè ormai non aveva più alcun contatto con il mondo e tutti gli puntavano il dito contro chiamandolo pazzo.Durante la farsa organizzata dal dottore, Belcredi interviene per difendere Frida, ma Enrico IV lo uccide con la sua spada. Così ora è veramente costretto a fingersi pazzo per non incorrere in pene giudiziarie.
    In quest'opera emerge una delle tematiche più ricorrenti nei libri di Pirandello: l'argomento delle maschere. Infatti , secondo lo scrittore , ognuno di noi ha più maschere , cioè più aspetti di noi stessi, che vengono usate in diverse occasioni ed è la gente che ci circonda che ci fa utilizzare una maschera piuttosto che un'altra . Tornando ad Enrico IV , il protagonista decide di usare una maschera e di isolarsi dal mondo , essendosi reso conto che non è un bel mondo in cui vivere.

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  9. giuseppeschilleci30 maggio 2011 06:19

    Il protagonista di quest’opera è Enrico IV, il vero nome non viene svelato da Pirandello. Dopo la sua caduta da cavallo causata dal suo rivale Belcredi, per la sua pazzia viene imprigionato da quest’ultimo nel personaggio di Enrico IV. Questa storia va avanti per dodici anni, ma negli ultimi otto anni di recitazione quando la follia era svanita, si rende conto che la sua giovinezza le era stata frodata e la sua recita diventa quasi un obbligo, in quanto rifiuta di reintregrarsi in una società in cui ormai la sua immagine di pazzo era immutabile. Pensando che fosse ancora pazzo Matilde (amata da Enrico), sua figlia Frida, Carlo Di Nolli (fidanzato di Frida), Tito Belcredi, allora rivale di Enrico e oggi amante di Matilde. ultimo il medico. Quest’ultimo spera di guarire il protagonista facendogli ricordare Matilde, ma con la presenza di sua figlia Frida (molto simile alla madre). Enrico ormai completamente guarito dalla “malattia”, si diverte alternando momenti da pazzo a momenti di lucidità, i presenti si trovano in completa difficoltà e vengono manipolati da lui. Il dottore escogita il piano di mettere il volto di Frida in un quadro al posto di quello della madre Matilda, metaforicamente sarebbe una sorta di riscatto nel tempo perso per Enrico, in quanto ora gli spetta la nuova Matilde, come se nel periodo di vita che non ha potuto vivere non fosse cambiato nulla. Lui si precipita su Frida abbracciandola ma Belcredi lo ferma, al che Enrico lo ferisce nel ventre. Questa morte ha un significato simbolico,ovvero la necessità di scordare il passato, uccidendo colui che ha provocato la sua pazzia. Questa inizialmente è quasi una prigione che non gli permette di godersi la felicità mentre quando svanisce, la sfrutta come una maschera per negare la realtà. Una realtà difficile da affrontare per Enrico. Cerca di evitare il tempo passato, in quanto per lui è molto difficile rievocare gli anni perduti e ancora più complessa “l’impresa” di ritornare nella realtà non avendo dei veri obbiettivi o meglio ancora con l’unico scopo di vedere la reazione degli amici.
    A mio parere quest’opera è di estrema attualità, ancora oggi ci preoccupiamo dei pensieri e dell’immagine che la gente crea su di noi.

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  10. “Enrico IV” è una tragedia teatrale scritta da Luigi Pirandello, in cui il titolo dell’opera è anche il nome che si da al protagonista: infatti per tutto il racconto verrà chiamato così anche se questo non è il suo vero nome. La storia narra di un uomo che durante una festa in maschera, dopo essere caduto da cavallo impazzisce, credendosi il personaggio che impersonava: Enrico IV. Da quel momento vive nel passato in compagnia di altre persone che, pagate dal marchese Nolli, recitano la parte di altri personaggi. Dopo anni Enrico guarisce ricordando che Becredi, il suo rivale, per rubargli la sua donna amata, Matilde, lo ha fatto intenzionalmente cadere da cavallo, ma per non vedere l’atroce verità decide di fingere ancora di essere pazzo. Dopo 20 anni dalla caduta, Matilde, in compagnia di Belcredi, della loro figlia e di un dottore vanno a fare visita ad Enrico IV. Lo psichiatra è molto interessato al caso, e crede che per farlo guarire dovessero ricostruire la vicenda, facendolo ricadere da cavallo. Predisposta la simulazione della mascherata, Enrico si ritrova davanti la figlia di Matilde che recita al posto della madre. La ragazza, uguale alla madre da giovane, fa riaffiorare in Enrico tutto il suo amore e lo porta a baciare la fanciulla. Ma Balcredi, vedendo la scena, cerca di fermare Enrico così da non far ripetere l’episodio, ma quest’ultimo lo trafigge a morte. per non essere condannato per l’omicidio decida allora di fingersi pazzo per sempre. Così, per non incorrere in pene giudiziarie, è costretto a fingersi pazzo per sempre.
    In quest’opera è presente ancora una volta il tema della “mashera”. Infatti, Pirandello, crede che ognuno di noi ha più maschere, cioè tanti aspetti di noi stessi e che a seconda della circostanza scegliamo di usarne una invece di un’altra. Infatti se prima Enrico è veramente “pazzo”, una volta guarito, userà “il suo essere folle” come una maschera per sfuggire alla realtà.
    Questo libro, mi a fatto molto riflettere, perché mi ha fatto ragionare su me stessa, su quella che sono, facendomi pensare su quanto sia grande la parte di me che rispecchia veramente quello che io sono dentro.

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  11. Massimiliano, l'ilarità è la tipica ironia pirandelliana che deve far riflettere....

    Andrea, il commento è sintetico e non approfondisce la tematica della pazzia...

    Alice, inizi bene con il commento poi però non vai in profondità sul messaggio dell'autore...

    Idem Miriana! Commento e riassunto superficiali!

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  12. Molto bene Giulia F.! Finalmente il tuo lavoro è preciso e ben curato ma sopratutto PERTINENTE!

    Alessandro, si chiama "Avvertimento del contrario" e non "accorgimento del contrario"... d'effetto comunque la tua frase finale

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  13. Molto bene Francesco e Conny!

    Giuseppe,troppo riassunto e poco commento... Avrei preferito sentire il tuo parere!

    Giulia R. bene il lavoro a parte gli errori anche GRAVI di battitura..frutto di mancata correzione finale del tuo commento...

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  14. Enrico IV di Pirandello.
    Pirandello scrisse l'Enrico IV nel 1921 e nel 1922 la sua opera venne pubblicata dal "Corriere della Sera". L'Enrico IV è uno dei testi più geniali e affascinanti di Pirandello, forse per la sua felice combinazione di riflessione filosofica e intensità drammatica. L'intero dramma ruota intorno ad un sottile gioco ambiguo tra finzione e realtà attuale. Infatti il protagonista vive da 20 anni in una villa, prima credendo e poi fingendo di essere l'imperatore tedesco Enrico IV. La spiegazione di questo modo di vivere si trova negli ante-fatti, fuori dalla cornice testuale del dramma. Il protagonista aveva partecipato ad una mascherata insieme a degli amici durante la quale cadendo da cavallo impazzi. Tutti si erano mascherati da personaggi storici, lui aveva scelto Enrico IV perché la donna di cui era innamorato aveva scelto per sé la parte di Matilde di Toscana, nemica di Enrico IV. In questo modo egli poteva rimproverare indirettamente alla donna amata la sua crudeltà, ma soprattutto poteva avere l'occasione di gettarsi ai suoi piedi come fece l'imperatore a Canossa. La sua follia, che durò 12 anni, consistette nel credere di essere veramente Enrico IV. Per assecondarlo i parenti gli costruirono un ambiente medievale con quattro valletti. Un giorno, però, otto anni prima dell'inizio dell'azioni del dramma, egli guarì ma scelse di lasciare tutto com'era, facendo finta di essere ancora un pazzo che si crede Enrico IV. Nel corso del dramma il rapporto tra finzione e realtà subisce dei cambiamenti: durante la mascherata, prima della caduta dal cavallo, il ruolo di Enrico era ovviamente pura finzione. Tutti recitavano una parte da loro scelta. Poi, con la follia, finzione e realtà coincidevano nella coscienza del protagonista. Infine, dopo la sua guarigione, egli distingue di nuovo tra il ruolo e la realtà, ma solo per sé, non agli occhi degli altri per i quali egli mantiene l'illusione della follia. Enrico ha scelto di continuare la recita del ruolo storico e della follia, e questa finzione è la sua unica realtà. Non ha un'identità più autentica, è solo un personaggio. Il protagonista ha quindi due facce o maschere con cui svolgere la sua recita ambigua. Da ciò si evince che la realtà risulta uguale alla finzione. Samuele D'amico

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  15. "Enrico IV" è una commedia composta da Luigi Pirandello nel 1921. Come in altre opere di Pirandello, ad esempio "Così è (se vi pare)" e "Il treno ha fischiato", questa propone il tema della pazzia. La storia è incentrata su un nobile di inizio XX secolo che, vent'anni prima del tempo in cui è ambientata la vicenda, cadendo da cavallo ha battuto la testa ed ha iniziato a credere di essere veramente il personaggio di cui stava portando il costume per una festa di carnevale:l'imperatore Enrico IV. Dopo anni durante i quali il pazzo, chiamato in tutta l'opera "Enrico IV", è stato assecondato nel suo stato di follia, Donna Matilde e Tito Belcredi tentano, con l'aiuto di un dottore, di farlo guarire; tenteranno di riportarlo alla ragione facendogli vedere Frida, figlia di Donna Matilde, molto somigliante alla madre di vent'anni prima, e la stessa Donna Matilde, per far rendere conto Enrico IV del tempo che è passato. Si scoprirà, tuttavia (e qui l'analogia con "Il treno ha fischiato"), che Enrico IV in realtà è guarito dalla pazzia da tempo, ma ha tentato per anni di fare credere agli altri di essere ancora in quello stato di pazzia per vivere una realtà migliore di quella "normale", nella quale Belcredi, dopo l'incidente, causato proprio da lui, aveva sposato Donna Matilde, di cui lui era innamorato. Il messaggio di Pirandello è lo stesso che emerge da altre opere: la forza dell'immaginazione permette all'uomo di evadere dalla realtà, facendolo tuttavia apparire "pazzo" agli occhi degli altri. Inoltre, utilizzando il contesto dei travestimenti e dei costumi, Pirandello rende evidente il concetto che ognuno di noi porta una maschera con la quale si presenta davanti agli altri, e dietro la quale esistono "una, nessuna e centomila" persone.

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  16. Enrico IV fu composto tra il settembre e il novembre del 1921, subito dopo i Sei personaggi in cerca di autore. È un dramma in tre atti e rappresentato per la prima volta al Teatro Manzoni di Milano il 34 febbraio 1922 con grande successo. La storia racconta il dramma di un uomo che recitava la parte di Enrico IV durante una festa di carnevale che cade da cavallo perdendo la memoria. Quando rinviene, vedendo il suo abbigliamento, crede veramente di essere Enrico IV, tutti i suoi amici e conoscenti stanno al gioco, assecondano qualsiasi decisione di Enrico IV. Con il passare del tempo, la memoria dell’uomo riaffiora e scopre che la sua caduta da cavallo non fu un incidente. L’atto secondo del dramma è quello che mette in scena il momento cruciale della rivelazione della mancata follia del protagonista, Enrico IV non riesce a resistere alla recita che gli altri personaggi hanno allestito per lui e scoppia in una violenta reazione. Uccide alla fine Belcredi, l’uomo che aveva causato l’incidente per avere la sua amata. Per sfuggire alle conseguenze del suo gesto Enrico IV è costretto in eterno a fingersi pazzo. Il protagonista è un eroe tragico.
    Temi fondamentali sono la pazzia e la solitudine. La pazzia assume nelle sue opere il significato di una fuga dalla realtà, di un rifugio con cui l’individuo, presa coscienza del suo essere “uno, nessuno e centomila”, difende la sua esistenza. Per Enrico la pazzia diventa una scelta di vita, un modo per sfuggire al passare del tempo. Al di là degli elementi melodrammatici presenti nel testo, il vero dramma di Enrico è la sua disperata solitudine, soprattutto quando riacquista la ragione e si vede abbandonato da tutti.

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  17. Un nobile(Enrico IV) del primo '900 prende parte ad una festa in maschera, alla quale partecipano anche anche Matilde di Spina, donna di cui è innamorato, ed il suo rivale in amore Belcredi. Quest'ultimo disarciona Enrico IV che nella caduta batte la testa e si convince di essere realmente il personaggio storico che stava impersonando.
    dopo 12 anni Enrico guarisce e comprende che Belcredi lo ha fatto cadere intenzionalmente per rubargli l'amore di Matilde, che poi si è sposata con Belcredi ed è fuggita con lui. Decide così di fingere di essere ancora pazzo, di immedesimarsi nella sua maschera per non voler vedere la realtà dolorosa.
    Alcuni anni dopo, vanno a trovare Enrico , Matilde , Balcredi, la lora figlia e uno psichiatra, quest'ultimo gli dice che rivivendo la scena della festa , Enrico potrebbe guarire.
    La scena viene così allestita, ma al posto di Matilde recita la figlia. Enrico IV si ritrova così di fronte la ragazza, che è esattamente uguale alla madre Matilde da giovane, la donna che Enrico aveva amato e che ama ancora. Ha così uno slancio che lo porta ad abbracciare la ragazza, ma Belcredi, il suo rivale, non vuole che sua figlia sia abbracciata da Enrico IV e si oppone. Enrico IV sguaina così la spada e trafigge Belcredi ferendolo a morte: per sfuggire definitivamente alla realtà "normale" (in cui tra l'altro sarebbe stato imprigionato e processato), decide di fingersi pazzo per sempre.
    La follia è ancora protagonista in un opera Pirandelliana, ma è una follia che si evolve , e che alla fine diventa una follia sensata, una follia che viene usata pernon soffrire , un rifugio contro la crudele realtà.

    by Davide

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